Articolo a cura di Fabrizio Dellachà
Il microrotore è nato con l’obiettivo di ridurre lo spessore dei movimenti automatici, soprattutto per orologi di lusso e ultra-sottili.
La prima azienda ad introdurre un movimento automatico con microrotore fu Buren Watch Company nel 1954, con il calibro “Buren 1000”. Successivamente, case come Piaget e Universal Genève perfezionarono questa tecnologia. Piaget, in particolare, divenne celebre per i suoi calibri sottilissimi “12P”, dotati di microrotore.


Vantaggi e svantaggi del microrotore :
A livello fisico e meccanico, ci sono diversi aspetti da considerare per quanto riguarda il microrotore rispetto al rotore a tutta larghezza:
– Minore inerzia di avvio:
come si può facilmente osservare, il microrotore ha una minore inerzia rispetto a un rotore di grandi dimensioni. Questo può essere considerato un vantaggio perché può iniziare a muoversi più facilmente con piccoli movimenti del polso, migliorando la risposta del sistema di carica.
– Minore energia cinetica accumulata:
Tuttavia, un microrotore ha meno massa e dimensioni, quindi sviluppa meno energia cinetica rispetto a un rotore di maggiori dimensioni. Di conseguenza, può richiedere più tempo o movimenti del polso più frequenti per ricaricare completamente la molla del bariletto di carica.
Questo è lo svantaggio principale del microrotore rispetto ad un rotore più grande che sfrutta l’intero diametro del calibro, il quale accumula più energia per ogni oscillazione.
– Efficienza di carica ridotta:
Sebbene i moderni microrotori siano molto avanzati rispetto ai primi esemplari, in alcuni casi la loro efficienza di carica non è comunque paragonabile a quella dei rotori a tutta larghezza, proprio a causa della ridotta massa oscillante e del minore momento angolare che possono generare.

Materiali utilizzati per i microrotori
L’uso del tungsteno per il microrotore si spiega proprio con la necessità di compensare la massa ridotta del rotore stesso. Il tungsteno ha un’elevata densità (circa 19.3 g/cm³), che lo rende ideale per aumentare l’efficienza di carica in spazi limitati. Altri metalli come l’acciaio o l’oro, sebbene pregiati, hanno un peso specifico inferiore, riducendo così l’efficacia energetica del microrotore.
In conclusione, il microrotore è una soluzione tecnica brillante per movimenti sottili, ma presenta compromessi rispetto ai rotori più grandi.
L’inerzia minore facilita il movimento iniziale, ma la minore energia cinetica accumulata comporta una carica meno efficiente rispetto ad un rotore tradizionale a tutta larghezza.
Comprare oggi un calibro a microrotore che presenti una sezione – e quindi uno spessore – paragonabile ad un calibro automatico a rotore centrale, è una perdita di tempo (e di denaro).
Se si deve proprio scendere a compromessi per ragioni cinetiche, che ci sia almeno una sottigliezza del movimento a giustificare le inferiori performance di carica a fronte di una migliore ergonomia.




