L’apertura di una nuova impresa in Italia non è cosa facile. Potremmo essere portati, infatti, a pensare di avere un’idea vincente, qualche risorsa per poterla mettere a correre e che tanto basti a garantirci il successo ma non è proprio così. All’aspirante imprenditore in Italia si richiedono competenze economiche, strategiche, legislative e organizzative così impegnative da far dimenticare spesso l’oggetto stesso dell’impresa, soprattutto quando le risorse economiche sono poche per potersi affidare a professionisti esperti. E se a questo sommiamo il realizzare oggetti costosi da produrre, di difficile successo commerciale in quanto inseriti in un contesto già saturo e, per di più, realizzati da terzisti sparsi per il mondo e con i quali il 99% delle volte si inizia un rapporto fiduciario basato esclusivamente su contatti virtuali, beh, lascio a voi comprendere il grado di difficoltà. Ma allora perché, e soprattutto, come realizzare un marchio di orologi mettendosi al riparo dai rischi più grossi?

Nella prima fase avrete davanti a voi un foglio bianco e una penna per scrivere e sviluppare la vostra idea. Comprendere, ad esempio, a che pubblico intendete rivolgervi, con quale target di prezzo e con quali prodotti sarà determinante per stabilire la roadmap futura della vostra missione. Un orologio poco costoso, ad esempio, è acquistabile da più persone ma porrà necessariamente dei limiti prestazionali e qualitativi mentre un orologio più costoso esclude una fetta di mercato ma ne apre contemporaneamente altre, a patto che sia adeguatamente spiegato. Ma spiegare un orologio significa “comunicare un orologio” e la comunicazione può avere un costo importante legato non solo alla forma con cui si trasmette un messaggio ma, soprattutto, ai “megafoni” che si usano per trasmetterlo. Potreste, per capirci meglio, fare i più begli orologi del mondo al miglior prezzo possibile ma, se nessuno sa che esistono, non venderne neanche uno. D’altra parte potreste fare orologi dignitosi e accattivanti, seppur non eccelsi, e riuscire a venderli a migliaia in tutto il mondo dopo aver speso (per esempio) 500.000$ in marketing su Facebook, Google, Instagram ecc

Ovviamente dovrete tenere conto, ammesso che disponiate di certe cifre da investire in comunicazione, che inserire il turbo in ambito pubblicitario, oltre a non dare necessariamente risultati direttamente proporzionali alla spesa, è un’arma a doppio taglio necessitando di azioni continue e prolungate nel tempo per far si che un prodotto inserito in un mercato quasi totalmente appiattito sulla presenza di marchi storici ben noti, come nel caso dell’orologeria, entri davvero nei desideri collettivi di appassionati e non solo e non sia destinato, invece, a diventare una meteora lasciandovi coi conti in rosso. Toglietevi infatti dalla testa che nel 2023 fare orologi significhi fare soldi facili poiché, oltre le difficoltà reali di progettazione e successo, i costi di avvio e di mantenimento di un marchio che vuole ambire a giocare in serie A sono alti, destinati ad essere sempre più alti e ci vorranno anni di successi continuativi prima di poter iniziare a vedere anche risultati personali. A coloro che di voi risponderanno che le imprese sono tutte così dico che ci sono attività con risultati decisamente più immediati e molte meno incognite. Valutate bene!

In sintesi, potremmo dire che, nel mondo dell’orologeria, chi va piano va sano e va lontano. Costruire una coscienza collettiva su un neonato marchio in maniera solida e senza fughe in avanti ne grandi e dispendiose campagne di marketing, a fronte di un avvio più lento, permetterà una crescita più graduale e naturale e una strutturazione più solida degli estimatori del marchio stesso. Spendere invece ingenti somme in pubblicità potrebbe non servire a nulla se non con un’esposizione continuativa e avventurosa in tal senso.

Come per ogni prodotto e, a maggior ragione, per ogni accessorio il cui marchio è sempre in bella vista, simbolo e nome sono fondamentali. Vi potrei elencare per nome e cognome tante persone che mi hanno confidato di non aver comprato orologi che avrebbero gradito di possedere perché non piaceva loro il nome del brand, quindi è fondamentale che voi individuiate un nome e un simbolo che vi identifichino ma che, al contempo, piacciano e coinvolgano, che abbiano cioè qualcosa da raccontare e da condividere. E badate che l’utilizzo del termine coinvolgere non è casuale poiché non dovrete mai dimenticarvi (ciò che troppi aspiranti produttori ignorano) che voi non state realizzando “l’orologio per voi” ma l’orologio fatto da voi che metterete a disposizione con il vostro gusto, la vostra capacità e la vostra cultura “per gli altri” perché le persone comprano l’orologio per se stesse, acquistando e scegliendo tra tantissime opzioni magari proprio l’orologio che avete prodotto voi perché ci si riconoscono e lo sentono proprio e non per appagare il vostro ego.

Una volta scelta la tipologia di orologio e definita l’identità del vostro brand, potrete passare finalmente alla fase fisica, ovvero a contattare un’azienda che vi faccia da progettista e collante con le varie diramazioni produttive nel mondo, per provvedere alla fase prototipale del vostro primo nato. Ci sono diverse aziende in Italia e in Europa che svolgono questa funzione e, nonostante quanto loro stesse pensino delle proprie capacità, vi assicuro che spesso non sono aziende “per tutte le stagioni” nel senso che, a seconda della complessità del vostro progetto potrebbero fare più o meno al caso vostro. Ecco perché sarà importante sceglierle con attenzione. In ogni caso il prototipo di un orologio può impiegare molti mesi per la definizione, circa 3 mesi per la realizzazione fattiva e può costare da qualche migliaio fino a superare abbondantemente la decina di migliaia di euro per i progetti più ambiziosi per i quali la riuscita non sarà legata esclusivamente alla vostra capacità di spesa, in quanto solitamente, i progetti complessi presentano quasi sempre qualche criticità per cui dovrete essere costretti a cedere su alcune pretese tecniche che non ci sarà verso di far digerire ai progettisti. Una volta arrivato il prototipo dovrete definire il prezzo di vendita, argomento spinoso poiché il mondo si divide tra chi non crede che la trasparenza nel diffondere certe informazioni paghi e chi invece, come me, crede e spera che l’acquirente abbia la capacità di capire e di apprezzare anche il backstage.

La fabbricazione di un orologio ha un costo ed è come la preparazione di una pietanza in ristorante. Un piatto di pasta aglio e olio non può di certo avere il costo di un piatto di pasta all’astice anche se poi la differenza la fa sempre il cuoco e quella non ha prezzo. Partendo da questo parallelismo tutt’altro che azzardato risulta naturale comprendere che un orologio con Sellita sw200 non possa costare quanto un orologio con Seiko nh35, ma neanche un orologio con il suddetto calibro nipponico possa competere con un segnatempo dotato dello stesso motore ma con un vetro zaffiro bombato invece che piatto, una lunetta ceramica invece che in alluminio, un bracciale invece che un cinturino, ecc, per una semplice questione di somma matematica dei costi delle componenti. Una volta che avrete definito il prototipo avrete infatti la somma dei costi di realizzazione e “gestione” dell’orologio, dalla progettazione alla consegna al cliente. Ogni elemento, dall’orologio vero e proprio al costo di spedizione passando packaging, accessori, eventuali costi dei sistemi di pagamento, logistica ed altro, contribuirà ad avere un numero matematico al quale verranno sommati Iva, pressione fiscale, margine dell’Azienda, costi di marketing, eventuali costi di distribuzione in gioielleria, per avere un prezzo che finirà sul cartellino dell’orologio. Per farvi comprendere quanto spesso un microbrand da al cliente in termini di rapporto qualità prezzo basti pensare che, mentre i grandi marchi arrivino a realizzare un moltiplicatore di 8,10 volte rispetto al prezzo di fabbricazione dell’orologio, i marchi emergenti spesso fanno fatica a far comprendere al cliente finale l’applicazione di un moltiplicatore che superi il x2 a parità di caratteristiche e di qualità. Attenzione, scendere sotto il x2 significa non solo non avere il minimo margine di guadagno ma, addirittura, rischiare di non avere i soldi per mandare avanti l’azienda. Questi aspetti vanno ben spiegati per far comprendere a chi costruisce un orologio e vuole cimentarsi in questo business le insidie pratiche che esso comporta, ma anche per far comprendere al cliente, spesso convinto che la storia di un marchio equivalga a qualità e prezzo, che comprare un orologio di un marchio nascente molto spesso significa portare a casa molto con poco rispetto a quanto si sta acquistando.

Siamo giunti alla fase della vendita o prevendita. Vendita e prevendita sono due sistemi che prevedono strategie completamente diverse. Mentre la vendita presuppone la produzione già conclusa del lotto di orologi che verranno venduti la prevendita è di fatto un cofinanziamento da parte di clienti che aderiscono con la promessa di ricevere i loro segnatempo in una data finestra di tempo in cambio di uno sconto importante. Lo svantaggio di una prevendita è una riduzione quasi totale dei guadagni dell’azienda ma i vantaggi sono determinanti per l’avvio di una Start Up. In particolare con la prevendita si riesce a verificare il reale gradimento del prodotto da parte delle persone, in sintesi si capisce subito se l’orologio avrà successo o è un buco nell’acqua. La prevendita permette inoltre di avere ripagata quasi o totalmente la produzione senza dover far lievitare i costi di avvio dell’azienda. La vendita invece ha il vantaggio di non dover fare particolari sconti al cliente in quanto l’orologio è già pronto per la consegna, permette di attivare immediatamente delle strategie di marketing anche presso la distribuzione fisica ma ha due grandi problemi. Va anticipato tutto il costo della produzione (ricordo che i minimali variano da 300 a 500 orologi in base alle aziende) mentre con la prevendita si attivano solo i costi di prototipazione, marketing e realizzazione dei siti web ma, soprattutto, se il prodotto non funziona non puoi tornare indietro, hai centinaia di orologi in magazzino e, soprattutto, hai già speso centinaia di migliaia di euro per una produzione. Il mio consiglio è quello di andare sempre sulla prevendita per poter pesare l’impatto del marchio e dell’orologio sul pubblico così da poter comprendere se la strada intrapresa è quella giusta perché a volte basta una correzione della forma degli indici, piuttosto che delle dimensioni o di una sfumatura di colore per portare a casa o meno il successo di un orologio. Attraverso un’azione di ascolto mirata e l’utilizzo dell’aiuto di una community come quelle messe a disposizione dalle principali piattaforme di crowdfunding si può davvero ricevere un grande aiuto per realizzare un segnatempo di successo.
Dite la verità, pensavate fosse più facile? Invece no, realizzare un marchio di orologi è molto complesso, costoso, insidioso ma, se tutto va bene, gratificante. Questo articolo affronta solo in maniera parziale tematiche che sono ben più ampie e che necessiterebbero di approfondimenti e strategie molto articolate e adeguate al caso specifico di ogni singolo aspirante produttore.


