Le logiche del mercato del vintage sono strane, spesso distratte da un marketing che premia solo l’orologio del momento, facendo dimenticare tutto il resto. Oggi dimostreremo questa tesi andando a scoprire un orologio dalla storia interessante e dal valore intrinseco importante che, ancora, si riesce a trovare a prezzi molto interessanti. Quando si pensa a Omega la prima cosa che viene in mante è Moonwatch ( o Moonswatch?), orologio a sua volta sottovalutato per lungo tempo e che solo da 5 anni a questa parte ha avuto la giusta attenzione, raggiungendo quotazioni decisamente elevate. La storia del marchio e della linea Speedmaster nelle sue vaste declinazioni è, tuttavia, molto più ampia offrendo ad appassionati, collezionisti e aspiranti tali molte emozioni a prezzi ancora molto interessanti.
Oggi approfondiremo storia e quotazioni di Omega Speedmaster Mark II, un cronografo dal carattere tutt’altro che banale, essendo il progetto nato prima che Omega Speedmaster divenisse ufficialmente il primo orologio a ticchettare sulla superficie lunare. Facciamo un passo indietro nella storia, tornando al 1964, quando i tecnici di Omega su indicazione della Nasa iniziarono a lavorare a un progetto che potesse migliorare la struttura di un normale cronografo “terrestre” per adattarlo alle nuove sfide spaziali.

Fu l’ingegnere della NASA James H. Ragan, incaricato di studiare e selezionare l’orologio che avrebbe accompagnato gli astronauti americani nelle missioni spaziali (importantissimo strumento di misurazione del tempo, di calcolo e di backup se si pensa che tutto il modulo lunare aveva la tecnologia di una moderna calcolatrice da tasca), a individuare le 4 caratteristiche ritenute fondamentali che questo cronografo avrebbe dovuto avere:
- L’ottimizzazione del movimento per lo spazio, il che significava sostituire parti del Calibro 861, come i perni, con componenti realizzati con leghe speciali per resistere meglio alle variazioni estreme di temperatura fuori dall’orbita terrestre.
- L’ottimizzazione della cassa, scegliendo per la prima volta il titanio per la sua maggiore robustezza, resistenza e leggerezza. La forma scelta era, inoltre, più ergonomica sulla tuta spaziale, con meno sporgenze e addata, all’occorrenza, ad essere installata su supporti tecnici.
- L’ottimizzazione del quadrante che doveva fornire la massima visibilità anche durante forti vibrazioni (da cui i contatori delle ore e dei minuti cronografici rossi a forma di missile spaziale) e resistere ai raggi UV non filtrati nello spazio, da cui il suo colore bianco argentato.
- La dotazione di una gabbia protettiva esterna in alluminio anodizzato rosso brillante con pulsanti maggiorati per un più facile azionamento.

Il progetto, conosciuto con il nome di Alaska Project, non andò mai oltre la fase prototipale e la scelta, come risaputo, ricadde su un orologio pensato inizialmente per le corse motoristiche, l’Omega Speedmaster 145.012.

Gli sforzi fatti col progetto Alaska Project, tuttavia, non rimasero lettera morta e contribuirono alla creazione nel 1969, quattro anni dopo dell’uscita dello Speedmaster e proprio nell’anno dell’allunaggio, dell’Omega Speedmaster Mark II. Sostanzialmente il 60% dell’orologio rimaneva identico al vecchio Speedmaster, a partire dal calibro 861 (basato su Lemania 1340) proseguendo con il quadrante che manteneva le stesse doti di leggibilità e contrasto dl predecessore, a eccezione del nome Mark II riportato a h12. Anche il gruppo sfere rimaneva il medesimo e le caratteristiche tecniche erano tali da meritare la scritta Professional nel quadrante, come in futuro meritarono pochi altri modelli di Speedmaster. Quello che cambiava era l’involucro: La classica cassa, figlia degli anni ’50, lasciava spazio a una più moderna cassa tonneau dotata di un innovativo (per l’epoca) vetro minerale con scala tachimetrica stampata all’interno che riprendeva l’idea di compattezza e comodità tracciata con Alaska Project.

Insomma, lo Speedmaster Mark II 145.014 era per l’epoca un cronografo migliorato, più moderno e, nell’intenzione, più accattivante del fratello maggiore pur ereditando tutte le doti professionali e ne vennero prodotte 3 versioni:
- Quadrante nero con cassa in acciaio con ref. ST 145.014
- Quadrante nero con minuteria rosso/arancio (detto anche racing, quadrante già usato in passato su altri Speedmaster) con ref. ST 145.014
- Quadrante oro e cassa laminata con scala tachimetrica marrone con ref. MD 145.034

Furono anche realizzate delle versioni speciali per utilizzi professionali come il rarissimo Telestop, caratterizzato da due filettature in corrispondenza dei tasti cronografici dirette a installare un telecomando a cavi con cui azionare a distanza le funzioni cronografiche.
Nonostante sia stato prodotto relativamente per poco tempo, oggi trovare un Omega Speedmaster Mark II è abbastanza facile e i prezzi sono ancora incredibilmente bassi anche se non paragonabili a quelli di inizio anni 2000, quando si poteva portare un buon conservato a casa per 1000€ circa. Oggi, con un po’ di pazienza e dedizione, un esemplare in condizioni discrete e senza scatola si può ancora trovare a meno di 2000€ mentre diventano sempre più di difficile reperibilità quelli con corredo completo, toccando valutazioni ben più alte ma comunque più che accettabili, tenuto conto della crescita generale de mercato del vintage e, più specificatamente, dei prezzi assurdi raggiunti dal Moonwatch prima serie. Insomma, il Mark II è un orologio la cui riscoperta procede lentamente ma destinato a rivalutazione certa, anche per effetto del fatto che Omega ha da poco messo a listino una sua versione aggiornata alla non certo modica cifra di 6000€, prezzo molto lontano dalle quotazioni dell’originale di fine anni ’60!



