Il Tempo dell’Oro: caduta e ritorno dei materiali preziosi

L’eterna danza tra acciaio e oro

Esiste un fascino intrinseco, quasi alchemico, nella combinazione di acciaio e oro prezioso, splendente ed eesclusivo, su un orologio da polso. Il cosiddetto stile “bicolore” (o two-tone), così come l’opulenza dichiarata dell’oro massiccio, evocano immagini potenti. Non sono semplici orologi: sono specchi di epoche, significanti culturali che hanno attraversato decenni di tendenze, incarnando di volta in volta eleganza discreta, status symbol audace, gusto démodé e, infine, un classico riscoperto.

La genesi dell’acciaio-oro

L’idea di combinare metalli diversi nell’orologeria non è un’invenzione recente. Le prime sperimentazioni risalgono agli inizi del XX secolo, ma è durante il periodo Art Déco, negli anni ’30 e ’40, che l’uso di materiali contrastanti guadagna popolarità, riflettendo la predilezione stilistica dell’epoca per geometrie audaci. Marchi prestigiosi come Vacheron Constantin producevano già cronografi con casse in acciaio e dettagli in oro rosa, spesso caratterizzati da design creativi e anse elaborate, sebbene in quantità limitate.Anche Tudor, fin dagli anni ’30, presentava quadranti sector dial bicolore su alcuni dei suoi primi modelli. Tuttavia, è Rolex a giocare un ruolo pionieristico nella diffusione e nella legittimazione dello stile bicolore nel segmento del lusso. Già negli anni ’30, ben prima che il termine “Rolesor” diventasse uno strumento di marketing, la casa ginevrina produceva modelli Oyster Perpetual “Bubbleback” e Prince che combinavano acciaio e oro.Il termine “Rolesor” fu registrato da Rolex nel 1933, anche se il suo utilizzo prominente nelle campagne di marketing sembra essere molto più tardo, forse intensificatosi solo intorno agli anni 2000. La registrazione così anticipata del marchio, decenni prima della sua spinta commerciale, rivela una visione strategica a lungo termine sulla gestione dei materiali e del branding.

Durante gli anni ’50 e ’60, anche altri grandi nomi come Omega, Patek Philippe e Cartier iniziarono a offrire le proprie interpretazioni degli orologi bicolore, contribuendo a solidificare questo stile nel panorama dell’orologeria di lusso.

Un’evoluzione cruciale avvenne negli anni ’70, con l’espansione dello stile bicolore nella nascente e rivoluzionaria categoria degli orologi sportivi di lusso con bracciale integrato. Rolex aprì la strada introducendo versioni Rolesor dei suoi modelli sportivi a partire dal 1970.Seguirono Audemars Piguet, che nel 1977 lanciò il Royal Oak in versione bicolore acciaio e oro giallo, e Patek Philippe, che presentò il Nautilus bicolore nel 1981. Questa mossa fu fondamentale: dimostrò che l’abbinamento acciaio e oro non era più relegato agli orologi eleganti, ma poteva adornare anche i segnatempo più robusti e sportivi, ridefinendone i confini estetici.

Il picco negli anni ’80 e ’90

Gli anni ’80 e ’90 rappresentano l’apice indiscusso per gli orologi in acciaio e oro e per quelli interamente in oro. Questo periodo fu caratterizzato da un clima socio-economico di espansione. Il lusso non era più sussurrato, ma dichiarato ad alta voce. Questo contesto si rifletteva direttamente nelle tendenze della moda, dominate dal massimalismo: design audaci, colori vivaci, spalline imbottite e, soprattutto, un’abbondanza di gioielli in oro, come orecchini a cerchio oversize. L’orologio bicolore o tutto oro divenne l’accessorio perfetto per completare questo look, un emblema di successo e ambizione. L’influenza dei media e delle celebrità fu determinante: personaggi iconici come Gordon Gekko in Wall Street (che indossava un Cartier Santos bicolore), Patrick Bateman in American Psycho (con il suo Rolex Datejust bicolore), e attori come Tom Selleck (che nella vita privata prediligeva un Datejust bicolore, a differenza del GMT-Master in acciaio del suo personaggio Magnum P.I.) e Don Johnson in Miami Vice contribuirono a cementare l’immagine di questi orologi come simboli dell’epoca.

Il declino negli anni 2000

Con l’arrivo del nuovo millennio, il vento del cambiamento iniziò a soffiare sull’orologeria e sulla moda. L’estetica dominante si spostò gradualmente dal massimalismo degli anni ’80 e ’90 verso il minimalismo.Linee pulite, design sobri, funzionalità essenziale e una preferenza per l’understatement divennero i nuovi canoni estetici. In questo contesto, gli orologi sportivi interamente in acciaio inossidabile si affermarono come la tendenza predominante, apprezzati per la loro versatilità e il loro look moderno.

Di conseguenza, la percezione degli orologi in oro giallo e, soprattutto, bicolore iniziò a cambiare in negativo. Etichette come “pacchiano”, “datato”, “orologio da vecchio”, “vistoso” o “cafone” divennero sempre più associate a questi stili. L’associazione con gli eccessi percepiti degli anni ’80, un tempo un punto di forza, si trasformò in una zavorra. Questo sentimento negativo trovò terreno fertile nei nascenti forum online dedicati all’orologeria, dove gli appassionati manifestavano una chiara preferenza per l’acciaio, considerato più sobrio e tecnicamente “puro”.

Questo cambiamento di percezione ebbe un impatto tangibile sul mercato. La desiderabilità dei modelli bicolore diminuì drasticamente rispetto alle loro controparti in acciaio. Non era raro trovare orologi bicolore nuovi invenduti presso i rivenditori o disponibili sul mercato parallelo con sconti significativi rispetto al prezzo di listino. Sul mercato dell’usato, i modelli bicolore vintage, come il GMT-Master rootbeer, potevano essere acquistati a prezzi nettamente inferiori rispetto alle versioni in acciaio.

È interessante notare come questo declino fosse guidato principalmente dal cambiamento della moda, piuttosto che da un abbandono totale da parte dei consumatori o dei produttori. Marchi come Rolex, infatti, continuarono a produrre e aggiornare referenze bicolore anche durante gli anni 2000, suggerendo l’esistenza di una base di clienti fedele.

Il ritorno dell’acciaio-oro

Proprio quando lo stile bicolore e l’oro giallo sembravano relegati a un passato ingombrante, una nuova alba è spuntata. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a una notevole e, per certi versi, inaspettata rinascita di questi materiali, un ritorno in grande stile che li ha riportati al centro della scena orologiera. Diversi fattori convergenti hanno alimentato questa nuova tendenza.

Il ciclo della moda, per sua natura, tende a riscoprire il passato. Gli anni ’80 e ’90, un tempo criticati per i loro eccessi, sono ora guardati con una nuova lente, intrisa di nostalgia. L’estetica audace di quel periodo, inclusi gli orologi bicolore, viene rivalutata e apprezzata per il suo carattere distintivo e la sua energia.

Ma anche alcuni modelli specifici sono stati particolarmente influenti nel guidare questa rinascita. Il Rolex GMT-Master II “Root Beer” (ref. 126711CHNR), ad esempio, lanciato nel 2018, è ampiamente considerato il catalizzatore principale del cambiamento di percezione verso il bicolore. La sua combinazione di colori calda e moderna e i materiali contemporanei lo hanno reso immediatamente desiderabile.Il successo di questo modello dimostra come una reinterpretazione riuscita, piuttosto che una semplice riproposizione del passato, sia stata fondamentale per rendere lo stile bicolore nuovamente appetibile. Il Cartier Santos, nelle sue moderne versioni bicolore, è diventato estremamente popolare, apprezzato per la sua eleganza senza tempo. Ma anche l’Omega Seamaster Diver 300M Two-Tone, con l’introduzione delle versioni in acciaio e oro Sedna, ha portato un tocco di lusso contemporaneo a questo popolare diver.

Oggi, il mercato degli orologi bicolore e oro riflette pienamente la loro ritrovata popolarità. La domanda è aumentata significativamente, tanto che per alcuni modelli particolarmente ambiti, come il Rolex GMT-Master II “Rootbeer”, si sono create liste d’attesa presso i rivenditori autorizzati – uno scenario impensabile solo pochi anni fa e in netto contrasto con la disponibilità immediata (e spesso scontata) degli anni 2000.

Di conseguenza, il divario di valore tra i modelli bicolore e quelli in acciaio si è notevolmente ridotto. Gli sconti sul nuovo e sul mercato parallelo sono in gran parte scomparsi, e i prezzi sul mercato secondario si sono rafforzati.

Tuttavia, è importante notare che, sebbene alcuni modelli specifici abbiano un’ottima tenuta del valore, non tutti gli orologi bicolore rappresentano necessariamente una spesa “sicura”, e molti potrebbero ancora deprezzarsi più rapidamente delle loro controparti in acciaio o in oro massiccio. 

Le opinioni su questi stili rimangono comunque eterogenee. Il dibattito tra detrattori e sostenitori continua. Alcuni appassionati li trovano ancora eccessivi, legati a stereotipi superati o semplicemente non in linea con il proprio gusto personale. Altri, invece, ne lodano la ritrovata versatilità, il fascino classico, l’unicità e la capacità di aggiungere un tocco di calore e personalità che l’acciaio da solo non possiede.

Il contrasto intrinseco tra la robustezza dell’acciaio e la preziosità dell’oro, la loro sorprendente versatilità nell’abbinarsi a diversi stili e metalli, e il legame indissolubile con l’artigianato e il lusso continuano a catturare l’immaginazione. Che si tratti dell’audacia dell’oro giallo o della calda eleganza dell’oro rosa, questi materiali conferiscono un carattere unico agli orologi.

Se questa rinascita rappresenti un cambiamento duraturo o semplicemente un altro picco nel ciclo perpetuo dello stile è difficile dirlo con certezza. Ciò che appare chiaro, tuttavia, è che gli orologi bicolore e oro hanno dimostrato la loro capacità di attraversare le epoche, di essere rifiutati e poi riscoperti. Resteranno probabilmente un’opzione valida e affascinante per gli appassionati che ne apprezzano il carattere distintivo, indipendentemente dalle tendenze dominanti del momento. Alla fine, come sempre nell’orologeria di lusso, la scelta si riduce a una questione di gusto personale e di connessione emotiva con l’oggetto.  È ancora tempo per l’oro, in attesa del suo prossimo capitolo.

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