Ogni orologio meccanico utilizza un bilanciere oscillante e una spirale metallica per misurare gli incrementi del tempo. Indipendentemente da chi lo produce, ogni orologio meccanico funziona così, senza eccezioni e distinguo e, sebbene questo sistema funzioni bene, ha limiti ben noti, soprattutto nell’applicazione professionale. Variazioni di temperatura, forti campi magnetici e shock fisici possono compromettere la precisione di un orologio meccanico tradizionale, un problema che nel 1950, gli orologiai decisero di affrontare.
L’avvento dell’elettronica favorì lo studio e l’applicazione di nuove tecnologie applicate al mondo degli orologi e fu nel 1952 che la francese Lip e l’americana Elgin presentarono i primi orologi a batteria al mondo. Segnatempo affascinanti che crearono grande scalpore a livello planetario, non solo tra gli addetti ai lavori.

Ma il problema di tutti questi sistemi, purtroppo, era che utilizzavano bilancieri rotanti, non troppo diversi da quelli utilizzati negli orologi meccanici e la sola alimentazione a batteria non bastava a rendere più efficienti e precisi degli movimenti che portavano con se tutti i problemi di un normale segnatempo meccanico, senza parlare della vulnerabilità tecnica di questi calibri, soggetti a frequentissimi guasti e difficili da riparare. Insomma l’intuizione di Elgin e Lip era corretta ma la strada che stavano percorrendo si rivelò presto sbagliata portando le due case ad affrontare non pochi grattacapi tecnici ed economici nel post vendita.
Alla corsa tecnologica per la conquista dell’orologeria elettronica, però, partecipava un altro marchio, Bulova. Osservatore attento di quanto stava accadendo era infatti Ardé Adolph Bulova, figlio di Joseph Bulova, boemo immigrato a New York nel 1875 e fondatore del marchio che tutti noi oggi conosciamo.

Ardé era un innovatore e, anche questa volta, non sarebbe rimasto indietro. Assunse dunque un giovane svizzero il cui nome sarebbe destinato a rimanere nei libri di storia dell’orologeria, Max Hetzel. Hetzel non era un orologiaio, bensì un ingegnere elettrico con una brillante carriera universitaria e una specializzazione in radiotelegrafia. Il giovane professionista studiò con attenzione i calibri Elgin e Lip, rilevando grande potenziale ma insuperabili criticità strutturali date da un unico elemento: il bilanciere. Negli orologi del futuro il bilanciere sarebbe dovuto scomparire…

Il giovane inventore sostenne quindi che solo aumentando la frequenza si sarebbe potuta aumentare sensibilmente la precisione. Come? Con un Diapason. Per via dei suoi studi Hetzel conosceva molto bene il funzionamento dei diapason mossi elettronicamente e intuì immediatamente come un’applicazione in orologeria avrebbe portato dai pochi Hertz dei bilancieri classici alle centinaia di migliaia di Hertz di un diapason. Ma i vantaggi non finivano qui, i diapason, infatti, non temevano gli sbalzi di temperatura pur risentendo sensibilmente dei cambi di posizione.

L’idea, insomma, era nata e la strada era quella giusta ma andava sviluppata. Hetzel aveva bisogno delle ultime tecnologie disponibili e fu così che all’inizio del 1953 Bulova riuscì a fornirgli ben 3 transistor Raytheon CK 722 sui quali l’ingegnere avrebbe rapidamente realizzato il primo circuito per eccitare un diapason a 200 Hz.

Il 19 giugno 1953 Bulova ottenne il primo brevetto in Svizzera, il numero 312290 molto simile a quello che sarebbe stato il progetto finale. Il movimento aveva qualcosa di magico col cuore dei ruotismi che consisteva in una ruota di meno di 3mm di diametro con 300 denti alti 0,025 mm. Un sistema era talmente efficiente che non aveva bisogno neppure di essere lubrificato e che batteva a 2.592.000 alternanze ogni ora verso le 36000 alternanze del movimento meccanico più performante presente sul mercato.

Seppure un sistema così piccolo destasse le preoccupazioni degli esperti che ipotizzavano problemi tecnici e di durata, negli anni ‘60 gli orologi Accutron sarebbero stati gli strumenti elettronici più diffusi al mondo e la tecnologia sarebbe stata utilizzata anche per sistemi di timer e cronometria implementati nei razzi e nelle attrezzature spaziali americane, al punto che l’Unione Sovietica tentò di clonare il progetto.
Oggi i Bulova Accutron sono tra gli orologi vintage più interessanti da acquistare e indossare, grazie alla loro resistenza, alla loro longevità e ai prezzi abbordabili ai quali si possono trovare. Ma voi avete già comprato il vostro Bulova Accutron d’epoca?



