Rolex fa parlare di sé ancora una volta. Dopo aver scosso nel dicembre 2022 il mondo dell’orologeria con l’annuncio del programma Certified Pre-Owned – certificando l’autenticità dei propri orologi di secondo polso e inserendosi di conseguenza nel mercato del second hand – venerdì 25 agosto, agli sgoccioli delle ferie, con un comunicato ufficiale la casa coronata ha annunciato l’acquisizione della gioielleria Bucherer. Come precisato nella nota stampa l’obiettivo è quello di perpetrare nel tempo una collaborazione quasi centenaria, nata nel 1924, battendo sul tempo la possibile concorrenza che si sarebbe creata nel momento in cui uno dei più famosi rivenditori di orologi sarebbe stato ufficialmente in vendita. Infatti, il motivo cardine di questa acquisizione è stata la volontà di Jörg Bucherer , presidente dell’azienda omonima, di cedere la propria attività poiché priva di eredi diretti ad un’azienda che fosse in grado di garantire un futuro florido.
La storia della gioielleria Bucherer nasce nel 1888, quando Carl-Friederich Bucherer insieme alla moglie Luise aprirono la loro prima boutique specializzata nella vendita di orologi e gioielli, dando vita ad un business familiare dal grande successo. Agli inizi degli anni ’20 i figli Ernst e Carl Eduard si misero in gioco, rendendo l’attività familiare ancora più prestigiosa. Il fratello maggiore, Ernst, strinse un forte legame con Hans Wilsdorf, fondatore di Rolex, dando vita ad una partnership che si sarebbe rivelata nel tempo una mossa vincente per entrambi. Superato il momento di crisi post Seconda Guerra Mondiale, Bucherer aprì altre sedi sul territorio svizzero. Mantenendo la sua anima familiare si passò di generazione in generazione, quando nel 1977 a capo della gioielleria salì Jörg Bucherer, ultimo presidente appartenente alla famiglia Bucherer, che espanse il business familiare in Austria e in Germania in appena tredici anni. Si ampliò ulteriormente acquisendo altre due gioiellerie di spessore, Kurz e Swiss Lion; e per il suo centoventicinquesimo anniversario Bucherer, nel 2013, aprì a Parigi lo store di orologi e gioielli più grande del mondo. L’azienda familiare oggi conta più di cento boutique nel mondo, affermandosi come il più grande rivenditore di orologi e gioielli in Europa, con numeri non da poco anche nel resto del mondo, soprattutto dopo l’acquisizione di Tourneau, che contava ventotto store negli Stati Uniti.
Come ormai siamo abituati, nel mondo dell’orologeria tutto nasce da un sogno portato avanti con passione e dedizione, che coinvolge molto spesso intere generazioni, cresciute a pane e lancette.
L’ultimo presidente di Bucherer, Jörg, alla veneranda età di 87 anni, privo di eredi diretti, dopo aver reso la gioielleria fondata dal nonno un colosso del mondo orologiero, ha deciso di chiudere un cerchio aperto quasi cento anni fa, vendendo la propria attività alla casa coronata, riponendo la sua fiducia nella gestione esemplare alla quale ci ha sempre abituati la fondazione.

L’operazione indubbiamente cambierà qualcosa, soprattutto perché Rolex è a tutti gli effetti entrata nel mondo del retail, processo già iniziato con il progetto CPO. Ad oggi sono pochi i marchi a non possedere dei punti vendita di proprietà, Patek Philippe e Audemars Piguet, tra le tante, stanno man mano revocando la concessione alle diverse gioiellerie per aprire le proprie boutique. Indubbiamente dal punto di vista economico porta dei benefici, non dovendo rinunciare ad una fetta di guadagno e potendo seguire tutto il processo di vendita dei propri orologi, avendone pieno controllo fin dal processo costruttivo. Ma, Rolex, come detto prima, fa sempre le cose in grande. Infatti, sarà curioso vedere come, da qui a quando questa acquisizione verrà realmente messa in atto, verranno gestiti anche gli altri marchi; va ricordato che Bucherer non è soltanto concessionario ufficiale Rolex, ma anche Tudor, per la precisione 53 boutique sono rivenditori ufficiali della casa coronata e 48 del marchio scudato, anche se molto probabilmente nel breve periodo tutti i negozi avranno la concessione dei due marchi. Oltre a quelli appartenenti al gruppo Rolex, troviamo sparsi fra i vari store Maison come: Breguet, Breitling, Cartier, Jaeger-LeCoultre, Longines, Panerai, Patek Philippe, Vacheron Constantin e tantissime altre. Attualmente si crede che la maggior parte dei marchi, se non tutti, manterrà gli accordi anteriori all’acquisizione con il rivenditore elvetico, nonostante una fetta dei guadagni derivanti dalla vendita dei propri segnatempo andrà nelle casse di Rolex, arricchendo ancora di più il marchio. Ma va fatta una considerazione, la Maison coronata è una fondazione no-profit che ha realizzato nel 2022 ricavi per oltre 9 miliardi di euro e che secondo una stima degli analisti dopo l’acquisizione della gioielleria, valutata circa 4 miliardi di euro, raggiungerà una valutazione di circa 27 miliardi, e nonostante questo aumento di capitale porterà avanti i propri ideali, investendo nella ricerca sui propri prodotti e sostenendo diverse iniziative ed enti benefici.

In conclusione, vorrei mettere una pulce nell’orecchio agli appassionati, e se Bucherer decidesse di creare degli orologi limited edition con Rolex? In passato lo ha già fatto e anche con Tudor, quindi chi sa se succederà davvero. La gioielleria con il progetto Bucherer Blue rappresenta una visione del lusso innovativa, reinterpretando i modelli tradizionali e collaborando con le più famose Maison del mondo dell’orologeria.

L’edizione più recente è stata lanciata con Tissot, nel luglio 2022 è stato presentato il PRX Powermatic 80 in collaborazione con la gioielleria, prodotto in 888 pezzi. Orologio con bracciale integrato, lunetta in oro 18k e quadrante blu, combinazione di materiali e colori spesso scelti da Bucherer per le proprie limited.

Il blu, come il nome del progetto della gioielleria, è il colore predominante nelle sue edizioni limitate. Tra le più recenti spicca quella con Girard-Perregaux, uno scheletrato Tourbillon con tre ponti di colore blu, sopra le righe. Un’altra collaborazione esilarante è quella sorta con L’Epée 1839, dando vita a un orologio da tavolo con le forme di un’auto da corsa degli anni ’50. Il motore meccanico dell’orologio si carica come una macchinina giocattolo, alimentando il motore con un movimento a più livelli montato sulla splendida monoposto blu.

La limited più vicina a Rolex, come detto prima, è quella con Tudor presentata nel 2017. Si tratta di un Black Bay Bronze con lunetta, quadrante e cinturino blu. Le due aziende sono riuscite a combinare perfettamente colori e materiali, creando una nuance azzeccata. Un’altra modifica, oltre ai colori e all’incisione commemorativa sul fondello, è la cassa che a differenza degli altri modelli della collezione Heritage è da 43mm, invece che da 41mm.

Una mossa che presto vedremo messa in atto, che ha colpito il mondo dell’orologeria. Ancora non sono pubblici tutti i dettagli, ma senza dubbio riusciremo a trovare una risposta a tutte le domande rimaste in sospeso.


